XXX RIDEF ITALIA 2014

RENCONTRE INTERNATIONALE DES EDUCATEURS FREINET

XXX Ridef Italia

Centro Internazionale Loris Malaguzzi | Via Bligny, 1-A - 42100

Reggio nell'Emilia | 21-30 luglio 2014

Sguardi che cambiano il mondo

Abitare insieme
le città delle bambine e dei bambini

Situazione del lavoro minorile nel Benin

Incidenza e natura del lavoro minorile nel Benin

Diffuso in tutti gli ambienti, sia rurali che urbani, il lavoro minorile riguarda i bambini senza distinzione di sesso. Nell’insieme, le statistiche disponibili in seguito all’Inchiesta Nazionale Sul Lavoro Minorile (ENTE) rivelano che 664.537 minori ( 34% ) hanno un’occupazione lavorativa,  598.221 minori ( 30.7 % ) sono costretti a svolgere lavori socialmente e/o eticamente inaccettabili e 460.297 minori ( 23.6 % ) lavorano in condizioni pericolose. Il settore agricolo  assorbe la maggior parte della manodopera  infantile e giovanile ( 64.5 % dei minori lavoratori). I ragazzi sono rappresentati in quantità maggiore delle ragazze ( 73.2 % dei maschi contro il 54.9 % delle ragazze). Al contrario, nel settore dei servizi che è il secondo utilizzatore della manodopera infantile e giovanile ( 28.7 % ),  le ragazze sono più rappresentate dei ragazzi ( 37.7 % delle ragazze lavoratrici rispetto al 20.6 % dei ragazzi). L’inchiesta mostra anche che non si verificano significative discriminazioni di sesso fra i ragazzi costretti a lavori inaccettabili o  lavori pericolosi ( 30.4 % dei ragazzi e 30.9 % delle ragazze svolgono attività non accettabili e  nella fascia d’età dei 5-11 anni, il 63.7 % dei maschi rispetto al 63.8 % delle femmine sono  costretti ad effettuare lavori pericolosi ). Tuttavia più l’età aumenta più i minori corrono il rischio di  essere inseriti in attività non accettabili  ( 29.5 % fra i 5 e gli 11 anni, 31.8 % fra i 12 e 13 anni, ed il 33 % tra i 14 e i 17 anni ).

Le principali attività nelle quali si notano le peggiori forme di lavoro minorile nel Benin  sono: la prostituzione, lo sfruttamento delle cave di sabbia, lo sfruttamento delle cave di ghiaia, di granito e di pietre ornamentali, la frantumazione delle pietre, lo sfruttamento delle miniere d’oro, l’estrazione della sabbia lagunare, l’accattonaggio, i lavori agricoli e la mungitura.

Le statistiche riportate prendono in considerazione anche i minori apprendisti nell’ambito di mestieri artigianali ( muratori, lattonieri, meccanici, elettricisti, gommisti, falegnami, saldatori, sarti, parrucchieri, fabbri ecc.) , quelli che lavorano nel commercio informale,  nei bar,  nelle rivendite di benzina adulterata , i commercianti ambulanti ( i ragazzi nei mercati, lungo le strade, ai semafori,  con o senza carrello), i ragazzi che maneggiano prodotti chimici e quelli utilizzati nei lavori sotterranei .

Tutti i dipartimenti del Benin sono coinvolti nel problema, comprese le grandi città dove le ragazze minorenni sono occupate soprattutto nei lavori domestici e i ragazzi nei cantieri edili. Essi sono sottoposti a lunghi turni di lavoro e spesso non hanno possibilità di riposo e di svago.

Il Decreto  N°  2011-029 del 31 gennaio 2011 che riporta una lista dei lavori pericolosi vietati ai minori nella Repubblica del Benin, classifica questi lavori secondo i seguenti tre livelli di pericolosità:

  • Il livello 1 di pericolosità raggruppa tutti i lavori che impediscono ai bambini di  giocare e/o di frequentare la scuola, lavori nei quali i fattori di rischio in termini di incidenti sul lavoro e di malattie legate alla professione non sono importanti;
  • Il livello 2 raggruppa i lavori che espongono i bambini a dei fattori di rischio più importanti e che implicano l’utilizzazione di strumenti o di macchine non adatte alle loro caratteristiche biologiche ed antropometriche. In termini di incidenti sul lavoro e di malattie legate alla professione il tasso di incidenza è alto;
  • per quanto riguarda il livello 3,  esso raggruppa i lavori che espongono i ragazzi all’uso di macchine ed utensili molto pericolosi, a prodotti chimici tossici ed a situazioni rischiose sul piano psico- sociale, come violenze, maltrattamenti ecc.

Esplorare l’ampiezza del fenomeno, settore per settore, permette di comprenderne meglio la realtà.

Settore rurale (agricoltura, allevamento, pesca)

La ricerca ha messo in evidenza che moltissimi bambini lavorano nell’agricoltura. Infatti, 412.266 minori sono stati conteggiati in questo ambito, vale a dire il 64.5 % dei minori lavoratori. Questa massiccia presenza dei bambini nell’agricoltura si spiega con il fatto che questo settore è caratterizzato ancora dalla prevalenza di attività di tipo manuale e necessita di manodopera abbondante ed a buon mercato.  I minori  costituiscono una parte cospicua di tale manodopera. Da notare che sono i bambini della fascia d’età fra i 5 ed i 13 anni, senza distinzione di sesso, ad essere maggiormente assorbiti nel settore agricolo ( 67.5 % contro il 52.8 % della fascia di età 11-17 ). Si sottolinea inoltre che i maschi sono più rappresentati delle femmine.  Generalmente  lavorano presso le loro famiglie o sono utilizzati come operai agricoli.

D’altra parte il settore agricolo rappresenta il secondo settore in cui la percentuale di minori costretti a lavori pericolosi è la più elevata ( 72 % ).

Settore dell’artigianato, delle miniere, delle cave e dell’industria estrattiva.

Questo settore ingloba  la meccanica, la produzione di manufatti in metallo e in legno, la saldatura, la vulcanizzazione dei pneumatici, la forgiatura del ferro, l’artigianato, le attività di conciatura, la macellazione, i lavori di panetteria e pasticceria. I minori vi operano in qualità di aiutanti familiari, lavoratori dipendenti o salariati.

Il lavoro nelle cave di sabbia, il lavaggio e l’estrazione dei sassi costituiscono ugualmente oggetto di preoccupazione: secondo la ricerca, almeno il 50 % dei ragazzi occupati effettuano lavorazioni pericolose. Per definizione la totalità dei minori occupati nei settori dell’edilizia e dell’industria estrattiva effettuano lavori pericolosi.

Nel settore delle miniere e delle cave non tutti i ragazzi effettuano lo stesso tipo di attività. Si sottolinea il fatto che l’estrazione della sabbia da bacini d’acqua,  l’estrazione dell’argilla e delle pietre ornamentali sono attività nelle quali sono  impiegati i ragazzini, mentre le attività di raccolta e di lavaggio sono riservate nella maggior parte dei casi alle bambine. I bambini che lavorano nelle cave e nelle miniere corrono quotidianamente grandi rischi. Vi sono rischi d’incidenti sul lavoro ( rovesciamento di terra, lancio di  frammenti di granito, ferite dovute all’utilizzo di strumenti taglienti ecc. ), rischi legati all’inalazione di polveri  contenenti  particelle nocive alla salute, rischi legati al maneggio di carichi pesanti ( trasporto di pietre da costruzione, stoccaggio di ghiaia, carico e scarico di camion ), rischi legati a cadute.

Settore dei servizi

I minori conteggiati nel commercio e nelle attività di servizio lavorano, nella maggior parte dei casi, in situazioni  non  strutturate. Questi bambini esercitano piccole attività ( lustrascarpe, venditori, inservienti nei  bar, manicure ecc. ), sono commercianti  informali, lavoratori domestici,  accattoni ecc. Svolgono anche lavori tradizionali come calzolai, sarti, meccanici, parrucchieri, muratori, falegnami, idraulici, operai  in attività di costruzioni metalliche.

Dai risultati dell’inchiesta emerge che il settore del commercio/servizi  viene al secondo posto, con il 28,7% dei minori occupati, e che  le ragazze  vi sono più rappresentate ( 37.7 % rispetto al 20.6 % dei maschi)

LE CAUSE DEL LAVORO INFANTILE NEL BENIN

Dall’analisi dei fattori che stanno alla base  del  lavoro minorile emerge una pluralità di cause che possono essere raggruppate nel modo seguente:

  • cause economiche
  • cause socio-culturali
  • cause legate al sistema educativo
  • cause legate a fattori giuridici ed istituzionali

Cause economiche

La povertà è stata identificata dall’ Inchiesta  Nazionale  Sul  Lavoro Minorile come una delle cause sottostanti al problema.. Essa è la causa più importante del lavoro dei bambini e costringe questi ultimi a lavorare per coprire le spese di sussistenza delle loro famiglie, attenuare i rischi di indebitamento, le conseguenze dei cattivi raccolti, delle malattie o della perdita di lavoro degli adulti. Le misure di aggiustamento strutturale prese successivamente per raddrizzare l’economia nazionale così  come le crisi economiche hanno comportato lo sviluppo di nuove strategie di sopravvivenza, la comparsa  di  nuove forme di  povertà ( diplomati senza impiego, disoccupati, proliferazione di piccoli mestieri, contadini senza terra nelle zone rurali); tutto ciò ha accentuato la vulnerabilità delle famiglie rurali che non riescono più a dare una risposta ai bisogni dei loro bambini, i quali vengono d’altra parte associati alle strategie di sopravvivenza e di mobilitazione delle risorse familiari. Questa situazione di povertà delle popolazioni viene abilmente sfruttata da alcuni ( intermediari, trafficanti ecc. ) per suscitare ed ottenere lo sfruttamento dei minori. Allo stesso modo l’importanza sempre crescente del settore informale ha conseguenze sulla protezione sociale dei lavoratori che vengono quindi a trovarsi in una situazione di grande vulnerabilità.

Cause socio-culturali

Le cause socio-culturali mettono in evidenza le caratteristiche specifiche dell’organizzazione sociale e la loro influenza sulla socializzazione dei bambini. In molti ambienti sociali del Benin vi sono elementi culturali che spiegano la mobilità dei minori all’interno delle famiglie allargate, in quanto essa assicura  in qualche misura  il rafforzamento dei  legami familiari. Così  il bambino si realizza grazie alla sua mobilità nell’ambito della famiglia e sedimenta inoltre le relazioni fra i suoi membri principali.

Da questo punto di vista, il lavoro del bambino si inserisce in un sistema iniziatico che mette insieme  l’educazione al servizio verso gli altri e l’identificazione con figure socialmente valorizzate all’interno delle famiglie. Così le ragazze vengono mandate  presso zie in grado di fornire loro strumenti  per diventare buone madri   e buone spose. Si tratta di una divisione fondata sul sesso che rinchiude  le ragazze  nello spazio domestico. I risultati dell’inchiesta  sottolineano in questo senso che le ragazze sono più costrette ai lavori domestici dei ragazzi ( 70.07 % contro 65.5 % all’età di 5 anni e 97.8 % contro 96.8 % a 17 anni ). E’ importante alla fine sottolineare che la società del Benin, in linea generale, ha subito un insieme di mutamenti che al momento attuale fanno del lavoro infantile una risposta a bisogni di carattere più economico. Infatti i minori sono largamente implicati in attività di produzione economica a vantaggio degli adulti, mentre un tempo i loro spostamenti avevano una valenza più educativa.

Cause legate al sistema educativo

Le debolezze del sistema educativo appaiono da molti punti di vista come una causa del lavoro minorile. In effetti queste mancanze comportano numerosi casi di descolarizzazione de i bambini che vengono così precocemente coinvolti in processi che li conducono verso le peggiori forme di lavoro minorile. Nel caso del Benin i cambiamenti sociali osservati nel sistema educativo in questi ultimi anni hanno un impatto negativo sulla qualità dell’insegnamento e conducono a casi di abbandono scolastico dei bambini. In questo modo i bambini vengono precocemente spinti e implicati in attività che possono nel lungo periodo coinvolgerli in processi molto negativi come lo sfruttamento.

D’altro canto, la gratuità dell’insegnamento primario resta uno sforzo apprezzabile del governo anche se non ha regolato interamente la questione della copertura di alcune spese scolastiche. La correlazione lavoro minorile-sistema educativo si mostra allora con chiarezza. Le disfunzioni  nell’offerta del servizio pubblico educativo portano sfortunatamente  i bambini a diverse forme di lavoro, comprese le forme peggiori.

Cause legate a fattori giuridici ed istituzionali

Esistono numerose cause legate a fattori giuridici ed istituzionali. Nel Benin si nota una scarsa conoscenza dei testi riguardanti il lavoro minorile da parte della popolazione, così come si nota una mancanza di applicazione di questi testi da parte delle strutture e degli organi competenti: magistrati, ufficiali di polizia giudiziaria, ispettori del lavoro. D’altro canto il contesto è caratterizzato dall’inadeguatezza dei testi legislativi e dei regolamenti rispetto alla realtà socio culturale;  dal l’assenza di armonizzazione dei testi tra di loro da una parte e  dall’assenza di armonizzazione dei testi con le Convenzioni Internazionali ratificate dall’altra. I fattori istituzionali hanno portato alla mancanza di coordinamento tra le istituzioni attive per la protezione dei minori e ad una insufficiente comunicazione tra gli organi e le istituzioni che si occupano della materia.

Questo post è disponibile anche in: Francese

2 commenti

  1. Maria Teresa Roda
  2. Maria Teresa Roda

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