XXX RIDEF ITALIA 2014

RENCONTRE INTERNATIONALE DES EDUCATEURS FREINET

XXX Ridef Italia

Centro Internazionale Loris Malaguzzi | Via Bligny, 1-A - 42100

Reggio nell'Emilia | 21-30 luglio 2014

Sguardi che cambiano il mondo

Abitare insieme
le città delle bambine e dei bambini

Costruire città amiche delle bambine e dei bambini

Rosà (Vi), 21 novembre 2009

Convegno ‘Per costruire una città a misura delle bambine e dei bambini e delle ragazze e dei ragazzi’

COSTRUIRE CITTA’ AMICHE DELLE BAMBINE E DEI BAMBINI

‘per fare crescere un bambino c’è bisogno di un intero villaggio’

Un’intera città amica farà di …..un villaggio migliore

L’UNICEF si propone di monitorare l’applicazione nazionale dei principi della convenzione ONU sui diritti dell’infanzia (1989) agevolandone la traduzione in azioni a livello locale.

Per fare questo propone di attuare 9 PASSI:

  1. PROMUOVERE LA PARTECIPAZIONE ( ascoltare i problemi, stimolare un coinvolgimento attivo)
  2. REALIZZAZIONE DI UN QUADRO LEGISLATIVO amico dei bambini/e per realizzarne i diritti
  3. METTERE IN ATTO STRATEGIE in base a un’agenda
  4. FAR OPERARE LE STRUTTURE DI GOVERNO LOCALE per l’attuazione dei diritti
  5. VALUTAZIONE E ANALISI dei processi in atto
  6. STANZIARE UN APPOSITO BILANCIO, risorse a favore dell’infanzia e dell’adolescenza
  7. STILARE UN RAPPORTO PERIODICO: un monitoraggio sulla condizione dei bambini
  8. DIFFUSIONE E PROMOZIONE DELLA CONOSCENZA DEI DIRITTI FRA GLI ADULTI
  9. INDIPENDENZA: serve un garante o tutore, una collaborazione con le ONG; le azioni e le istituzioni messe in piedi non sono funzionali agli amministratori

Ognuno di questi passi può tradursi in buone pratiche.

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Intervento Cristoph Baker (responsabile Città Amiche dei bambini- Comitato italiano per l’UNICEF)

LA PARTECIPAZIONE DEI BAMBINI E DEGLI ADOLESCENTI

L’ESPERIENZA ITALIANA

Da 12 anni mi occupo del progetto ‘Città amiche’.

La Convenzione ONU compie quest’anno venti anni: si è trattato di una rivoluzione nella storia umana. I bambini mai in precedenza erano stati riconosciuti come cittadini. Ma nel mondo permangono grandi ingiustizie. Si tratta di un processo di lunga durata, di piccoli passi realizzati di volta in volta in alcune realtà.

Basti pensare che la Convenzione è, fra tutte le carte internazionali, quella che ha il più alto numero di aderenti: 193 sono i paesi firmatari ( mancano la Somalia e gli U.S.A.). L‘UNICEF è incaricato dall’ONU di vigilare sull’attuazione della Convenzione e del rispetto dei suoi articoli nei diversi paesi. Non basta infatti l’adesione, bisogna che ogni stato firmatario la adotti con una legge ( l’Italia ha emanato la legge del 27/05/1991), e che ai diversi livelli della vita sociale si producano azioni conseguenti di tutela e promozione.

E’ fondamentale che vi siano dei punti fermi stabiliti da un’apposita legislazione, che non possano essere rimessi in discussione. Solo a questa condizione si può prevedere nella vita quotidiana che ci si occupi di un lavoro non PER ma CON i bambini.E’ una sfida da non sottovalutare: i bambini non possono essere illusi inutilmente.

I bambini sono coerenti:se si dà loro una responsabilità, la conducono a fondo: vogliono vivere e vogliono essere ascoltati.

Lo constatiamo in situazioni di guerra, o nell’occasione di grandi catastrofi. I bambini sopravvissuti nel sud est asiatico dopo lo tsunami di alcuni anni fa hanno chiesto che i villaggi venissero ricostruiti, ma hanno voluto essere consultati sul come e il dove.

L’UNICEF ha il compito di essere un grande orecchio. Anche i bambini che ancora non parlano hanno un loro messaggio che va recepito: fin da neonati comunicano e partecipano.

Un approccio che sia funzionale a realizzare i diritti non può fondarsi su un intervento segretario con i bambini, con chi si occupa della salute, chi del cibo, chi dell’igiene: il bambino è UNICO e UNITARIO e l’approccio dev’essere globale.

I soggetti vivono in un territorio in una data realtà in cui i loro bisogni si espletano, un quartiere, una città, con i loro servizi. E’ là che bisogna lavorare, con l’intento di realizzare una città e una comunità amiche.

E’ la partecipazione che costituisce il salto di qualità. Con la assunzione che nulla si ottiene solo per via normativa: il cammino si fa andando, le conquiste si raggiungono giorno dopo giorno, si tratti di regole, spazi, opportunità, poteri.

Partecipazione è diritto a una vita vissuta bene, al benessere.

Sono necessarie collaborazioni e ‘complicità’ con i bambini: è il ruolo del sindaco, di un’amministrazione comunale. Il sindaco accoglie il soggetto alla nascita e lo accompagna quando parte. E’ una FIGURA SIMBOLICA, e c’è bisogno di simboli. Serve un percorso unanime con tutta un’amministrazione comunale con i suoi tecnici e funzionari. Perché sono in gioco i diritti di tutti.

‘La gara è vinta solo quando l’ultimo ha tagliato il traguardo’ (Confucio)

Perché si possa fruire di strumenti e produrre buone pratiche l’intera comunità deve fare la sua parte, non solo gli amministratori.

Sono necessari strumenti sensibili di rilevazione, valutazione e autovalutazione partecipata della comunità.

In Italia ci sono 8000 comuni; nel mondo ci sono realtà di città con 18, 20 milioni di abitanti. Come valutare gli esiti e l’efficacia del progetto?

Attualmente si sta valutando l’attuazione in Brasile e nelle Filippine. In Italia sono state selezionate tre città in cui svolgere nell’arco dell’anno una ricerca sull’attuazione dei diritti dei bambini.

Il percorso sui 9 passi va condotto in forma globale e interrelata.

E’ un’opera di tessitura paziente che parte dal basso e mira al coinvolgimento delle istituzioni, comune, scuola, ASL, le ONG, le associazioni sportive, il tempo libero,…

Il cambiamento che deve prodursi nella qualità della vita non è irrealizzabile: pensiamo a un paese non più attraversato da camion; a noi che mangiamo frutta e verdura di stagione, prodotte qui, senza più bisogno di grandi spostamenti e grandi mezzi di trasporto. Non è sostenibile mangiare a dicembre ciliegie dell’Uruguay o fragole spagnole.

Stiamo segando il ramo su cui siamo seduti, viviamo in un mondo malato. I nostri figli dovrebbero ringraziarci per il mondo che abbiamo loro consegnato…un bel mondo!

Il passo n. 2 riguarda il quadro legislativo.

L’imperatore Federico II° scriveva lui importanti norme, regolamenti comunali sull’uso di strade, campi,….E’ importante che ci siano testi scritti. Bisogna chiedere ai comuni di mettere nero su bianco degli impegni di lunga durata. Così anche se cambia l’amministrazione, il testo è vincolante.

Si tratta di progetti che hanno bisogno almeno di una generazione per dare i primi frutti: almeno 25 anni.

La partecipazione abbraccia:

  • la dimensione ambientale, di cura
  • la dimensione sociale, della comunità
  • la dimensione culturale ( lo sviluppo della conoscenza, che è l’unico bene che se viene condiviso aumenta, come diceva Socrate)
  • la dimensione istituzionale
  • la dimensione dell’opinione, del pensiero di bambini e adolescenti ( per avere dei risultati hanno bisogno di essere presi sul serio)

L’esperienza italiana al riguardo è la più avanzata.

Come prendere in considerazione le opinioni dei bambini e degli adolescenti?

attraverso:

  • i consigli comunali dei ragazzi
  • le consulte dei ragazzi a livello di circoscrizione, procedendo dalla realtà locale al comune
  • la progettazione urbana partecipata per il miglioramento del territorio di residenza
  • i consigli comunali dedicati all’infanzia e alla sua vita e problemi in città
  • i sindaci difensori dell’infanzia, amici dei bambini

Cosa sono i consigli dei ragazzi:

  • il 90% sono attivati dai comuni
  • il 5% dalle scuole
  • il 5% dalle ONG
  • fascia preferenziale di età dei consiglieri: 10-14 anni ( 4 leve)
  • in media 15-20 consiglieri
  • n.4-5 incontri l’anno in media
  • la maggior parte dei consigli sono gestiti e facilitati dalle scuole
  • i consiglieri vengono eletti dai loro compagni
  • alcuni CCR fruiscono di un budget messo a disposizione dal comune con apposita delibera: quindi i ragazzi si assumono una precisa responsabilità ( non si possono comprare 2000 € di caramelle!)
  • alcuni eleggono dei ‘baby-sindaci’ ma il rischio appare quello di uno scimmiottamento delle istituzioni adulte con scarsa efficacia
  • una ONG nazionale, ‘democrazia in erba’, può suggerire opportune modalità di gestione
  • in Italia ve ne sono circa 1000, non tutti funzionanti, di cui 750 sono stati censiti negli ultimi 15 anni

I desideri che sono espressi dai consiglieri:

  • una città più pulita
  • meno inquinamento
  • meno traffico
  • più verde
  • aree di gioco sicure
  • A SCUOLA VADO DA SOLO ( esistono diverse esperienze di pedibus)
  • più piste ciclabili
  • uguaglianza di tutti i bambini ( non discriminazione: tutti devono avere le stesse opportunità)

Forme di progettazione urbana:

  • possono essere i comuni che coinvolgono nella progettazione i ragazzi, li consultano
  • le scuole creano dei laboratori con esperti e tecnici ( architetti, urbanisti, servizi sociali, medici,…)
  • i bambini elaborano delle proposte dalla fase dell’ideazione alla realizzazione
  • aree di interessi: i parchi gioco, i parchi pubblici, la segnaletica stradale, i luoghi di aggregazione ( senza supervisione adulta: bisogno che sia ‘mollato il contatto’), luoghi sicuri, uso di propri strumenti mediatici non per creare consenso da parte degli adulti ma per comunicare autenticamente (facebook, twitter,…)

Non bisogna stimolare né il consumismo ( i centri commerciali!) né aderire alla proposte delle multinazionali dei giocattoli

La palestra costituita dal consigli consente di IMPARARE I LIMITI, le cose che non si possono fare, portando ad elaborare insieme proposte anche rinunciando al proprio punto di vista, e venendo coinvolti nella loro realizzazione. Proposte che siano di sostenibilità.

Il comune deve affidare la manutenzione, ad esempio di una casa dei ragazzi, a loro stessi, così da abituarli alla responsabilità. Avere e dare fiducia è reciproco.

Partecipazione è anche:

  • scoperta della storia e della cultura del proprio territorio , della propria città ( senso di identità)
  • incontrare altre generazioni
  • imparare attraverso l’esercizio della cittadinanza regole e doveri ( non attendendo che dei ‘gentili’ e disponibili adulti concedano i diritti, ma abituandosi a prenderseli)
  • prendersi cura dei beni comuni ( es.: adozione di un pezzo di città)
  • divenire responsabili dell’ambiente ( promuovendo azioni che abbiano un impatto positivo sull’ambiente; es.: non venire a scuola in auto; riciclaggio; non spreco luce; riscaldamento limitato; lotta agli sprechi)

Criticità:

  • pericolo della manipolazione degli adulti
  • delusione per le promesse non mantenute
  • imitazione superficiale delle strutture decisionali degli adulti
  • obbligo all’uso di un linguaggio da adulti, tecnico ( gli adulti devono ascoltare lo specifico linguaggio infantile, non imporre il proprio)
  • rispetto dello specifico conetto di spazio e di tempo dei bambini

Aspetti da sviluppare:

  • importanza dei 9 passi da promuovere e far conoscere
  • cambiamento visibile negli stili di vita
  • gli adulti devono allentare la pressione sui bambini
  • delimitazione e freno della dittatura delle auto
  • supporto al rispetto ambientale
  • avere piccoli traguardi ma fare in modo di raggiungerli
  • ascolto senza filtri
  • impegnarsi in un lavoro, anche piccolo, ma che dia dei risultati

Essere cittadini è anche essere capaci di dare AIUTO ad altri: l’ambiente, gli stranieri, i disabili,…

Quando dei consiglieri decadono per ‘anzianità’ bisogna proporsi di ‘lasciare il testimone’. Ciascun lavoro o campo di impegno anche non concluso può essere portato a compimento dai consiglieri della tornata successiva, evitando così di ricominciare sempre daccapo. La SOSTENIBILITA’ PARTECIPATA con la cura dei beni comuni è un esempio, se è stato costruito un parco non si faranno nuovi parchi ad ogni nuovo consiglio, però la cura e la manutenzione vanno sempre portate avanti.

A volte bisogna ‘accontentarsi’ di quanto possono mettere a disposizione, ma non bisogna mai mollare né stare zitti….

siti UNICEF

www. unicef.it | www.childfriendlycities. org

Rosà, 21 novembre 2009

(appunti trascritti da Giancarlo Cavinato non rivisti dal relatore)

2 commenti

  1. Maria Teresa Roda

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