XXX RIDEF ITALIA 2014

RENCONTRE INTERNATIONALE DES EDUCATEURS FREINET

XXX Ridef Italia

Centro Internazionale Loris Malaguzzi | Via Bligny, 1-A - 42100

Reggio nell'Emilia | 21-30 luglio 2014

Sguardi che cambiano il mondo

Abitare insieme
le città delle bambine e dei bambini

Bernardo Secchi: La nuova questione urbana

«Io sostengo qui – dichiara Bernardo Secchi in “La citta dei ricchi e la città dei poveri” – […] che l’urbanistica abbia forti e precise responsabilità nell’aggravarsi delle disuguaglianze e che il progetto della città debba essere uno dei punti di partenza di ogni politica tesa alla loro eliminazione o contrasto.

«Le disuguaglianze sociali sono uno dei più rilevanti aspetti della “nuova questione urbana” e […] questa è una causa non secondaria della crisi che oggi attraversano le principali economie del pianeta.»

La nuova questione urbana

Nelle culture occidentali la città è stata a lungo immaginata come spazio dell’integrazione sociale e culturale. Luogo sicuro, protetto dalla violenza della natura e degli uomini, ove i diversi entravano tra loro in contatto, si conoscevano, apprendevano l’uno dall’altro e tra loro eventualmente scambiavano le parti migliori delle proprie conoscenze e della propria cultura, in un processo di continua ibridazione produttore di nuove identità, di nuovi soggetti e di nuove idee.

Ma da sempre e in modi diversi la città, luogo magico, sede privilegiata di ogni innovazione tecnica e scientifica, culturale e istituzionale, è stata anche potente macchina di distinzione e separazione, di emarginazione ed esclusione di gruppi etnici e religiosi, di attività e professioni, di individui e di gruppi dotati di identità e statuti differenti, di ricchi e di poveri. Nella città occidentale ricchi e poveri si sono da sempre incontrati e continuano a incontrarsi, ma sono anche, e sempre più, resi visibilmente distanti.

Gran parte degli osservatori contemporanei concorda nel riconoscere che, mentre alla scala planetaria si sono verificati forse una diminuzione della popolazione in situazioni di povertà estrema e un miglioramento della qualità della vita nella maggior parte dei paesi poveri – aspetti verosimilmente dovuti allo sviluppo di alcune grandi aree dei continenti asiatico e sudamericano –, all’interno della maggior parte dei paesi, ivi compresi quelli più ricchi, si registra un crescente divario tra ricchezza e povertà.

Dopo un lungo periodo, quasi un secolo, nel quale queste distanze avevano manifestato nei paesi occidentali una chiara tendenza a diminuire, gli ultimi decenni del ventesimo secolo hanno dimostrato che esse potevano nuovamente crescere in modi inaspettati. L’idea che la crescita e lo sviluppo si estendano nel tempo a macchia d’olio, investendo le diverse regioni, i diversi gruppi sociali e gli individui e assicurando loro sempre più simili livelli di benessere, verrebbe così ad essere contraddetta.

Per questo, più che ricorrere alle immagini estreme degli slums asiatici, delle favelas sudamericane o delletownships sudafricane, da un lato, dei condominios fechados brasiliani, dei barrios cerrados argentini o dellegated communities europee e delle due Americhe, dall’altro, è forse interessante soffermarsi sugli aspetti più comuni, meno estremi, che si possono ritrovare nelle aree del pianeta che più intensamente si sono sviluppate negli ultimi secoli: Europa e Stati Uniti. In questa parte del pianeta «la situazione attuale non ha nulla a che fare con un’eredità del passato […] essa mostra piuttosto una spettacolare rottura e inverte una tendenza secolare, quella d’una concezione della giustizia sociale fondata su meccanismi di redistribuzione, come era stata costruita a partire dalla fine del diciannovesimo secolo» [P. Rosanvallon]. Le regioni urbane, in questa parte del pianeta, appaiono oggi come il luogo ove le differenze tra ricchi e poveri divengono drammaticamente più visibili. Nel grande teatro metropolitano le ingiustizie sociali sempre più si rivelano nella forma di ingiustizie spaziali.

In Europa, ad esempio, l’ovest londinese della rich London, i beaux quartiers del sud-ovest parigino e, al lato opposto, il «quatre-vingt-treize» in Seine-Saint-Denis al nord-est di Parigi, la valle della Senne e del canale a Bruxelles e, al lato opposto, le aree limitrofe alla forêt de Soignes, la parte settentrionale e quella meridionale della cintura del diciannovesimo secolo di Anversa, i grandi quartieri di edilizia pubblica a Rozzano, quelli di Quarto Oggiaro, Calvairate o Stadera a Milano e i molti altri casi che potrebbero essere ricordati, a Madrid come a Berlino, a Roma e a Mosca, rivelano che in tutte le grandi città sta emergendo una topografia sociale sempre più contrastata. Essa ha una lunga storia dietro di sé, e nel tempo da topografia si è trasformata in una altrettanto chiara topologia riconoscibile nelle pratiche dello spazio urbano quanto negli immaginari collettivi e individuali, un modo di dare un senso irreversibile ai luoghi e alle parti di città che diviene sempre più nitido, come in una progressiva messa a fuoco della sua immagine.

Gran parte degli osservatori concorda, d’altra parte, nel ritenere che la maggior parte della popolazione del pianeta sempre più vivrà entro grandi aree urbane o metropolitane, comunque entro vasti territori intensamente urbanizzati anche se tra loro assai differenti. Molte città ed aree metropolitane vedranno aumentare la propria popolazione, mentre numerose altre la perderanno.

Parigi, icona del diciannovesimo secolo, come Londra, Vienna o Berlino, è però molto diversa da New York, Hong Kong o Singapore e dalle tante città verticali divenute icone del ventesimo secolo; e queste, a loro volta, sono ancora molto diverse dalla North Western Metropolitan Area, la grande area di urbanizzazione dispersa che si estende da Lille a Bruxelles, Anversa e Rotterdam sino ad Amsterdam e Colonia. Queste metropoli si sono sviluppate in periodi differenti e sono tra loro diverse benché siano tra loro contemporanee. Ma con ogni probabilità […] esse dovranno affrontare, nel prossimo futuro, problemi analoghi che, nel loro insieme, costituiscono la «nuova questione urbana». Le disuguaglianze sociali e il loro dar luogo a forme evidenti di ingiustizia spaziale, insieme alle conseguenze del cambiamento climatico e ai problemi connessi a una concezione della mobilità come facente parte dei diritti di cittadinanza, ne rappresentano uno degli aspetti più rilevanti.

Non è la prima volta, nella storia occidentale, che una questione urbana emerge come un problema spinoso nel percorso di crescita economica e sociale. […]

Ogniqualvolta la struttura dell’economia e della società cambia […] la questione urbana torna in primo piano: all’inizio della rivoluzione industriale, passando la produzione industriale dalla campagna alla città, dalla manifattura al sistema di fabbrica; quando l’organizzazione del lavoro fordista-taylorista costruisce una società di massa; al suo termine e, infine, al principio di ciò che Bauman associa alla «società liquida», Beck alla «società del rischio» e Rifkin all’«era dell’accesso». Da queste «crisi» la città è uscita, in passato, ogni volta diversa: nella sua struttura spaziale, nel suo modo di funzionare, nelle relazioni tra ricchi e poveri e nella sua immagine.

Ogni volta, d’altra parte, la questione urbana ha portato alla luce nuovi temi, nuovi conflitti e nuovi soggetti che hanno coltivato nuove e diverse idee dell’uguaglianza e della disuguaglianza. L’attenzione degli studiosi si è concentrata di solito soprattutto sui seguenti aspetti: in generale sul confronto tra capitale e lavoro, come è forse giusto purché si comprenda che tanto l’uno che l’altro, tanto il capitale quanto il lavoro, si sono presentati di volta in volta con una fisionomia, delle strategie e una natura differenti: il capitalismo manchesteriano, quello fordista, quello del toyotismo e il mondo della finanza da una parte, il proletariato, i ceti medi, i giovani disoccupati delle banlieues dall’altra. Ma ogni volta l’emergere di una nuova questione urbana ha generato anche politiche e progetti per la città – in particolare politiche spaziali – differenti. Temi, conflitti, soggetti, politiche e progetti che si sono sovrapposti e cumulati nel tempo senza cancellarsi. La città e il territorio contemporanei ne sono l’archivio.

Oggi la nuova questione urbana emerge in anni di profonda crisi delle economie e delle società occidentali, anni in cui la crescente individualizzazione e destrutturazione della società e una maggiore consapevolezza della scarsità delle risorse ambientali, unita a domande crescenti nei confronti della sicurezza, della salute e dell’istruzione, del progresso tecnologico e del cambiamento delle regole dell’interazione sociale, costruiscono immagini, scenari, politiche e progetti che sono in parte contrastanti gli uni con gli altri.

Bernardo Secchi è professore emerito di Urbanistica nella Scuola di Architettura di Venezia. Ha ricevuto la laurea honoris causa dalle università di Grenoble e di Hasselt e il Grand Prix d’Urbanisme. È Senior fellow al Canadian Centre for Architecture e Chevalier de la légion d’honneur. Ha partecipato agli studi per il Piano Intercomunale di Milano e lavorato al piano regionale del Trentino. Con Paola Viganò ha vinto concorsi in Italia e in Europa. Nel 2008 è tra i dieci architetti richiesti di sviluppare idee e progetti per la ‘Grande Parigi’, nel 2010 tra i tre richiesti di sviluppare progetti per Bruxelles 2040 e nel 2012 tra i dieci richiesti di sviluppare un progetto per la ‘Grande Mosca’. È stato direttore di “Urbanistica”.

1 commento

  1. Maria Teresa Roda

Lascia un commento